
Introduzione. C’era una volta: ci sarà una ri-volta
Il testo che segue rappresenta il manifesto politico dell’Unione di Lotta degli Intellettuali Rivoluzionari, gruppo nato nel 1935 all’interno del movimento Contre-Attaque, promosso da Georges Bataille, André Breton e altri esponenti dell’avanguardia parigina.
Redatto in un contesto di crisi internazionale e avanzata fascista[1], il documento è ispirato tanto dal marxismo quanto da una spinta rivoluzionaria autonoma e radicale. Nel clima incandescente dell’epoca, Contre-Attaque si oppose con forza non solo alla reazione fascista, ma anche ai compromessi dei fronti popolari e alla paralisi dei partiti di sinistra tradizionali.
In questo testo fondativo, pubblicato oggi per la prima volta in traduzione italiana per il Groupe Surréaliste en Clandestinité, l’Unione di Lotta degli Intellettuali Rivoluzionari invoca la necessità di una nuova insurrezione: armata, collettiva, assoluta.
Questo manifesto rivendica la violenza rivoluzionaria come gesto di liberazione e di vita.
Lo pubblichiamo oggi, 25 aprile, non come commemorazione, ma come rilancio. C’era una volta: ci sara una ri-volta.
[1] «Nel momento in cui in Francia fondiamo Contre-Attaque, ci troviamo di fronte a un problema essenziale.
L’instaurazione del fascismo in Italia e in Germania, le pesanti sconfitte operaie subite tanto in questi paesi quanto in Cina, in Austria, in Spagna, hanno avuto qui un contraccolpo. La minaccia fascista, dopo essere stata a lungo solo un espediente demagogico, è diventata realtà. L’ascesa clamorosa di Hitler, proprio in quanto non può evidentemente spiegarsi con il valore ideologico dell’hitlerismo, era destinata a suscitargli in Francia degli imitatori e, ancor più, a creare un clima favorevole allo sviluppo di un sistema parallelo al suo». A Breton, Intervento dell’8 dicembre 1935.
***
I. Risoluzione
- Violentemente ostili a ogni tentativo di catturare la Rivoluzione a beneficio delle idee di nazione o patria, ci rivolgiamo a tutti coloro che, con ogni mezzo e senza compromessi, sono decisi ad abbattere il potere capitalistico e le sue istituzioni politiche.
- Determinati a ottenere la vittoria, non a discutere, consideriamo fuori causa chiunque sia incapace di superare una sterile fraseologia politica per passare a un’analisi concreta della realtà.
- Riteniamo che il regime attuale debba essere combattuto con tattiche nuove. La strategia tradizionale dei movimenti rivoluzionari si è dimostrata efficace solo nella liquidazione delle autocrazie. Applicata alla lotta contro i regimi democratici, ha condotto due volte il movimento operaio alla disfatta. Oggi il nostro compito urgente è formulare una nuova dottrina fondata sull’esperienza concreta. Nell’attuale momento storico, l’incapacità di apprendere dall’esperienza deve essere considerata un crimine.
- Siamo consapevoli che le condizioni di lotta richiederanno da chi vorrà conquistare il potere una violenza implacabile. Per quanto avversi a ogni forma di autorità sociale, non arretreremo di fronte a questa necessità né di fronte a tutte le conseguenze che l’azione rivoluzionaria comporterà.
- Dichiariamo fin d’ora che il programma del Fronte Popolare, i cui dirigenti accederanno verosimilmente al potere attraverso le istituzioni borghesi, è destinato a fallire. La fondazione di un governo popolare, di una direzione di salute pubblica, esige una dittatura intransigente del popolo armato.
- Non sarà un’insurrezione spontanea a conquistare il potere. Oggi la condizione decisiva è la formazione organica di una vasta coalizione di forze, disciplinata, fanatica, capace di esercitare, al momento opportuno, un’autorità assoluta. Una tale organizzazione deve radunare tutti coloro che si rifiutano di assistere passivamente alla rovina e alla guerra di una società capitalista cieca e sorda; deve rivolgersi a tutti quelli che si rifiutano di essere governati da servi e schiavi (¹), a coloro che rivendicano il diritto di vivere secondo la forza immediata dell’essere umano e che rifiutano di abbandonare codardamente la ricchezza materiale e la libertà morale dovute alla collettività.
MORTE A TUTTI GLI SCHIAVI DEL CAPITALISMO!
II. Posizioni dell’Unione sui punti essenziali
- L’Unione riunisce marxisti e non marxisti. Nessuna delle posizioni fondamentali che intendiamo sviluppare si pone in contraddizione con i principi basilari del marxismo, vale a dire:
- l’evoluzione del capitalismo verso contraddizioni distruttive;
- la socializzazione dei mezzi di produzione come esito necessario del processo storico attuale;
- la lotta di classe come motore della storia e fonte essenziale di valori morali (²).
- Negli ultimi vent’anni, lo sviluppo storico delle società ha prodotto sovrastrutture sociali del tutto nuove. Finora, i movimenti sociali si sono orientati principalmente verso la liquidazione dei sistemi autocratici. In quel contesto, non era necessario studiare in profondità le forme dell’autorità. Oggi, invece, nuove forme sociali giocano un ruolo decisivo nella lotta politica. Di conseguenza, proclamiamo la necessità di costruire una nuova struttura sociale: lo studio delle sovrastrutture deve diventare il fondamento di ogni azione rivoluzionaria.
- Il principio fondamentale del diritto sociale è che i mezzi di produzione appartengano alla collettività dei produttori. Questo deve essere il principio costitutivo di ogni società autenticamente libera.
- La socializzazione non deve iniziare abbassando il livello di vita dei borghesi a quello degli operai: si tratta non solo di un principio di giustizia, ma anche di una necessità economica. Le misure immediate devono mirare a superare la crisi, non ad aggravarla riducendo i consumi. I settori chiave dell’industria pesante devono essere socializzati, ma la restituzione completa dei mezzi di produzione alla collettività richiederà un periodo di transizione.
- Non siamo animati da alcuna ostilità ascetica contro il benessere borghese. Al contrario, vogliamo estendere questo benessere a tutti coloro che lo hanno reso possibile. L’intervento rivoluzionario deve porre fine all’impotenza economica: portare la forza, il potere totale, senza i quali l’umanità resterà condannata alla produzione caotica, alla guerra e alla miseria.
- La nostra causa è quella degli operai e dei contadini. Affermeremo sempre che operai e contadini sono la fonte non solo della ricchezza materiale, ma anche della forza sociale. Come intellettuali, vediamo con orrore un’organizzazione sociale che mutila le possibilità di sviluppo umano dei lavoratori della terra e delle fabbriche. Non esitiamo ad affermare la necessità della pena di morte per chi si rende responsabile di questo crimine. Tuttavia, rifiutiamo ogni demagogia che idealizza la condizione operaia: collocandoci tra gli operai, ci rivolgiamo al loro istinto di fierezza e di ambizione — aspirazioni che l’attuale società soffoca — e al loro spirito di insubordinazione. È venuto il tempo di comportarci tutti da padroni e di distruggere fisicamente gli schiavi del capitalismo.
- Sappiamo che la reazione nazionalista ha saputo impadronirsi, in altri paesi, delle armi politiche forgiate dal movimento operaio. Intendiamo a nostra volta impiegare i mezzi creati dal fascismo: la capacità di mobilitare le passioni, l’esaltazione, il fanatismo. Ma affermiamo che l’esaltazione rivoluzionaria, messa al servizio dell’interesse universale, dovrà essere infinitamente più profonda e sconvolgente di quella dei nazionalisti, asserviti alla conservazione sociale e agli interessi delle patrie.
- Senza alcuna riserva, la Rivoluzione deve essere interamente aggressiva: non può che essere interamente aggressiva. Può, come dimostra la storia recente, essere temporaneamente deviata in favore delle rivendicazioni nazionali degli oppressi; ma volerla confinare all’interno di un paese dominatore e colonialista significa solo dimostrare incapacità intellettuale e viltà politica. È per il suo significato universale, per la sua portata autenticamente umana, che la Rivoluzione solleverà gli uomini, non per miserabili concessioni al loro egoismo o al loro conservatorismo locale. Tutto ciò che giustifica la nostra rivolta contro gli schiavi che governano riguarda, senza distinzione di razza o di nazione, tutti gli uomini sulla terra.
7 ottobre 1935
ADOLPHE ACKER, PIERRE AIMERY, GEORGES AMBROSINO, GEORGES BATAILLE, BERNARD, ROGER BLIN, JACQUES-ANDRÉ BOIFFARD, ANDRÉ BRETON, JACQUES BRUNIUS, CLAUDE CAHUN, LOUIS CHAVANCE, JACQUES CHAVY, RENÉ CHENON, JEAN DAUTRY, JEAN DELMAS, HENRI DUBIEF, JEAN DUVAL, PAUL ELUARD, JACQUES FISCHBEIN, LUCIEN FOULON, REYA GARBARG, ARTHUR HARFAUX, MAURICE HEINE, MAURICE HENRY, GEORGES HUGNET, JANINE JANE, MARCEL JEAN, PIERRE KLOSSOWSKI, LORIS, DORA MAAR, LÉO MALET, SUZANNE MALHERBE, GEORGES MOUTON, HENRY PASTOUREAU, BENJAMIN PÉRET, GERMAINE PONTABRIE, ROBERT PONTABRIE, YVES TANGUY, ROBERT VALANÇAY.
Note:
- (¹) Riferimento ai collaborazionisti e agli industriali reazionari francesi (de la Rocque, Laval, de Wendel).
- (²) Tuttavia, nella misura in cui i partiti che si richiamano al marxismo si sottomettano, anche solo temporaneamente, alla politica borghese, l’Unione dichiara la propria radicale rottura con la direzione di tali partiti.
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